Mahmud Darwish: Il giardino addormentato


“Se mai tornerò, fai un ornamento delle tue ciglia…”

Ricordo del poeta palestinese nel decimo anniversario della sua morte.

“Il giardino addormentato”

Quando il sonno l’ha abbracciata, ho rubato la mia mano,
ho coperto i suoi sogni,
ho visto il miele nascondersi dietro le sue palpebre,
ho pregato per due gambe miracolose,
mi sono chinato sul battito del suo cuore,
ho visto il grano sul marmo e il sonno.
Una goccia del mio sangue ha pianto,
ho tremato…
Il giardino dorme nel mio letto.

Sono andato alla porta
Senza voltarmi verso la mia anima addormentata,
ho sentito l’antico tintinnio dei suoi passi e le campane del mio cuore.

Sono andato alla porta
– la chiave è nella sua borsa
e lei dorme come un angelo dopo l’amore – .
Notte sulla pioggia nella strada e nessun suono
Solo il battito del suo cuore e la pioggia.

Sono andato alla porta.
Ho aperto,
Sono uscito.
Ho chiuso,
La mia ombra scivola dietro di me.

Perché dico addio?
D’ora in poi sono estraneo ai ricordi e alla mia casa.

Scendevo le scale.
Non un suono,
tranne il battito del suo cuore, la pioggia
e i miei passi sulle scale che scendevano
dalle sue mani al vagabondaggio.

Ho raggiunto l’albero,
Lì mi ha abbracciato,
Lì sono stato colpito da raggi d’argento e garofano,
Lì è iniziato il suo universo,
Lì è finito.
Ho sostato per qualche istante fatto di gigli e d’inverno,
ho lasciato,
ho esitato,
poi sono partito.
Ho raccolto i miei passi e la mia memoria salata
E me ne sono andata in mia compagnia.

Né addio né albero.
I desideri si sono addormentati dietro le finestre,
Tutte le storie d’amore
E tutti i tradimenti si sono addormentati dietro le finestre,
E anche la polizia segreta…

Rita dorme…dorme e sveglia i suoi sogni.
Al mattino raccoglierà il suo bacio
e i suoi giorni,
poi preparerà il mio caffè arabo
e il suo latte.
Mi chiederà, per la millesima volta, del nostro amore
E io risponderò:
Sono il martire delle mani che,
ogni mattina, preparano il mio caffè.

Rita dorme…dorme e sveglia i suoi sogni.
– Ci sposiamo?
– Sì.
– Quando?
– Quando cresceranno le violette
sui cappelli dei soldati.

Ho camminato per le strade, l’edificio della posta,
I caffè sul marciapiede, i nightclub
e le finestre dei biglietti.
Ti amo, Rita. Ti amo. Dormi, io partorisco
Senza ragione, come gli uccelli violenti, io partorisco
Senza ragione, come i venti deboli, io partorisco.
Ti amo, Rita. Ti amo, Rita. Dormi.
Tra tredici inverni ti chiederò:
Stai ancora dormendo
o ti sei svegliato?
Rita! Ti amo, Rita, ti amo…

Mahmud Darwish

Traduzione di María Luisa Prieto

Mahmud Darwish (arabo محمود درويش) è nato ad Al-Birwa, vicino ad Acre, in Palestina, il 13 marzo 1941.
Ha fatto della Palestina una metafora della perdita dell’Eden, della nascita e della resurrezione, così come dell’angoscia dell’espropriazione e dell’esilio.
È morto a Houston, USA, il 9 agosto 2008

Anche di Mahmud Darwish su questo blog:

“Mahmud Darwish: To My Mother”: QUI

Opere di Mahmud Darwish tradotte in spagnolo:

La huella de la mariposa. Diario – Pre-Textos, 2013
En presencia de la ausencia, Prologue by Jorge Gimeno – Pre-Textos, 2011
Como la flor del almendro o allende – Pre-Textos, 2009
Poesía escogida (1966-2005) – Pre-Textos, 2008
Estado de sitio – Cátedra, 2002
El fénix mortal – Cátedra, 2000
El lecho de una extraña – Hiperión, 2005
Mural, Guadarrama – Ediciones del Oriente y del Mediterráneo, 2003
Menos rosas – Hiperión, 2001
Once astros – Agencia Española de Cooperación Internacional, 2000
Memoria para el olvido – Ediciones del Oriente y del Mediterráneo, 1997

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *