Letteratura

Genere Pratico Lavoro:

Anno: 2.005

Il genere lirico:

È la forma poetica che esprime i sentimenti, l’immaginazione e i pensieri dell’autore. È ciò che il poeta sente nel suo mondo interiore, traendo ispirazione dalla propria emozione e anche da quella degli altri. Il genere lirico comprende la poesia e, all’interno della poesia, la prosa poetica. Il verso è di solito il mezzo espressivo più usato per la lirica.
Si chiama genere lirico perché nei tempi antichi le poesie venivano recitate accompagnate da una lira (strumento musicale a corde).

Classificazioni:

Poesia: è un’espressione artistica della bellezza attraverso le parole. Arte di fare versi.

Ballata: componimento poetico diviso in strofe uguali, in cui vengono riferiti malinconicamente eventi, passati, leggendari e tradizionali.

Copla: è una combinazione metrica di strofe.

Ode: poema lirico piuttosto lungo spesso diviso in strofe.

Romanza: composizione in versi di origine spagnola con rima assonante su tutti i versi pari e nessuna rima sui versi dispari.

Egloga: composizione poetica in cui i pastori parlano tranquillamente dei loro aspetti e delle cose della vita di campagna.

Sonnet: poesia di 14 versi, divisa in 2 strofe di 4 versi (quartine) e 2 di 3 versi (terzine). Il metro più usato è l’endecasillabo, verso di 11 sillabe metriche.

Canto: composizione in versi che viene cantata. Musica con cui si canta questa composizione.

Autori spagnoli:

Federico García Lorca: nacque il 5 luglio 1898 in Spagna e morì il 19 agosto 1936 nello stesso luogo di nascita. Poeta e drammaturgo spagnolo; è il più famoso scrittore di questa nazionalità del XX secolo e uno dei suoi artisti supremi. Il suo assassinio durante i primi giorni della guerra civile spagnola lo rese una vittima particolarmente notevole del regime di Franco, il che contribuì a far conoscere la sua opera. Tuttavia, sessant’anni dopo il delitto, il suo apprezzamento e il suo prestigio universale rimangono immutati.

Alcune delle sue opere: “Poeta en Nueva York”, “Poema del cante jondo”, “Primer romancero gitano”, ecc.

Romanza del dolore nero:

I galli
sono caduti cercando l’alba,
quando attraverso la montagna scura
scende Soledad Montoya.
Giallo rame, la sua carne
odora di cavallo e d’ombra.

E i suoi seni
incudini fumose,
cantano canzoni rotonde.

Sollievo delle mie pene,
Un cavallo che corre all’impazzata
alla fine trova il mare
e viene inghiottito dalle onde.
Non ricordarmi il mare
che il dolore nero germoglia
nelle terre degli ulivi
sotto il fruscio delle foglie.
Solitudine, che dolore hai!

Che dolore pietoso!
Tu piangi succo di limone
canto di attesa e bocca.
Che grande dolore! Corro a
casa mia come una pazza,
le mie due trecce attraverso il pavimento,
dalla cucina alla camera da letto.
Che peccato! Mi sto mettendo
carne e vestiti neri.

Oh, le mie camicie logore!
Oh, le mie cosce di papavero!
Soledad, lava il tuo corpo
con l’acqua delle allodole
e lascia il tuo cuore
in pace, Soledad Montoya.

Il fiume canta in basso:

Volando cielo e foglie.
Con fiori di zucca
la nuova luce è incoronata.
Oh dolore degli zingari
Oh dolore degli zingari
Pulito e sempre solo.

Oh dolore del letto di fiume nascosto
e dell’alba remota!
Federico García Lorca

Guarda a destra e a sinistra
del tempo e che il tuo cuore impari
ad essere tranquillo.

Federico García Lorca.

Miguel de Cervantes: Nato nell’anno 1.547 ad Alcalá de Henares, in Spagna, e morto a Mdrid nel 1.616, la vita di Cervantes fu una serie interrotta di piccoli fallimenti domestici e professionali, in cui non mancarono la prigionia, il carcere ingiusto o l’affronto pubblico. Non solo non aveva reddito, ma aveva difficoltà ad attirare i favori di mecenati o protettori; a questo si aggiunse una particolare sfortuna che lo perseguitò per tutta la vita. Solo alla fine, dopo il successo delle due parti del Don Chisciotte, conobbe una certa tranquillità e poté godere del riconoscimento del suo lavoro, ma sempre gravato da difficoltà economiche.

Alcune delle sue opere furono: “Don Chisciotte della Mancia”, “Rinconete e Cortadillo”, ecc.

La ilustre fregona:

¿Quién de amor venturas halla?
Chi tace.

Chi trionfa sulla sua durezza?
Ferma.

Chi dà spazio alla sua gioia?
Porfia.
Così, potrei ben
sperare in una palma felice
se in questa impresa la mia anima
è silenziosa, ferma e porfa.
Con chi è sostenuto l’amore?
Con il favore.
E con che cosa diminuisce il suo furore?
Con la ferita.
Con il disprezzo cresce?
Svenuta.
È chiaro in questo
che il mio amore sarà immortale,
perché la causa del mio male
non ferisce né favorisce.
Chi si dispera, cosa spera?
La morte piena.
A quale morte rimedia il male?
Quello che è meschino.
Allora, sarà bene morire?
Meglio soffrire.
Perché si dice spesso,
e questa verità è accolta,
che dopo la tempesta sfuggente
dopo la tempesta arriva di solito la calma.
Scopro la mia passione?
A volte.
E se non mi sarà mai dato?
Sì lo farà.
La morte verrà in tanto.
Lascia che venga in tanto
la tua fede pulita e la speranza,
che, nel saperlo Costanza,
trasformerò il tuo pianto in riso.

Autori latinoamericani:

Octavio Paz: Nato nel 1.914 in Messico, e morì nel 1. 998. Saggista e poeta messicano. È uno dei grandi poeti ispanici di tutti i tempi. Uno scrittore prolifico. La sua opera copre diversi generi, tra i quali spiccano testi poetici, saggi e traduzioni. Ha collaborato attivamente e costantemente alla promozione della cultura attraverso la fondazione e la partecipazione a innumerevoli riviste, come Taller, Plural e Vuelta. Fu anche insegnante, conferenziere, giornalista e diplomatico.

Alcune delle sue opere: “L’uccello”, “vento”, “Primavera in vista”, “Tra partire e restare”, ecc.

Il Ramo:

Cantando in cima al pino
un uccello si fermò,
tremante, sul suo trillo.
Si erge, freccia, sul ramo,
svanisce tra le ali
e in musica si riversa.
L’uccello è una scheggia
che canta e brucia viva
su una nota gialla.
Alzo gli occhi: non c’è niente.
Silenzio sul ramo,
sul ramo spezzato.

José Martí: è nato nel 1853 a Cuba, ed è morto nel 1895. Patriota e scrittore cubano, apostolo dell’indipendenza di Cuba, l’ultima colonia spagnola in America. Il fatto che sia morto in battaglia ha fatto di lui il martire delle aspirazioni cubane all’indipendenza. Era uno scrittore molto conosciuto, e con il tempo gli fu data sempre più importanza.

Alcune delle sue opere: “Cultivo de una rosa blanca”, “Versos sencillos”, “Principe enano”, ecc.

Coltivo una rosa bianca:

Coltivo una rosa bianca
A giugno come a gennaio,
per l’amico sincero,
che mi dà la sua mano sincera.

E per il crudele che strappa
il cuore con cui vivo,
coltivo una rosa bianca.

Javier del Granado: è nato a Cochabamba il 27 febbraio 1913 ed è morto nella stessa città nel 1996. Ha compiuto i suoi studi di base a Cochabamba: quasi tutta la sua gioventù è stata trascorsa nella sua proprietà agricola di Colpa, Arani. Ha presieduto la Società degli scrittori e degli artisti della sua città natale dal 1947 al 1954. Fu mantenitore dei Giochi Floreali nel 1946; dai Giochi Floreali di La Paz, 1943, Javier del Granado fu premiato in diversi concorsi di quella natura, avendo ricevuto il Fiore Naturale, l’Alloro d’Oro e la Banda della Sciabola Gay, fino al 1950, ricevendo il titolo di Maestro della Sciabola Gay. Ricevette anche altre distinzioni internazionali, come il “Cesar Vallejo”, di Lima; il “Rubén Darío”, di Buenos Aires; così come la Medaglia al Poeta Continentale e una Corona di Allori d’Oro, assegnatagli nel 1965 e 1966 dall’Organizzazione Mondiale dei Poeti Laureati, con sede a Manila (Filippine); in tale virtù, il Governo del Generale Barrientos gli impose la Corona di Alloro d’Oro, nel 1965. È stato membro effettivo dell’Accademia boliviana della lingua.

Alcune delle sue opere: “Rosas pálidas”, “Canciones de la Tierra”, “Cochabamba”, ecc.

La vicuña:

Sottile e agile la dolce vicuña
rauda attraversa la collina irsuta,
e sulla sua paletta da colomba nervosa,
le rocce granitiche apezuña.
Il sole delle gemme, nel suo disco egli conia,
la testa eretta che guarda nell’abisso,
e nelle sue pupille d’ossidiana doma
la cataratta che la sciabola brandisce.
Il suo collo grazioso come un segno si allunga,
interrogando ansiosamente la pianura,
e avvolta nel frastuono di una scarica,
fugge veloce giù per il monte brusco
e si perde ruminando la sua amarezza,
come un dardo all’orizzonte.

Francisco de Rojas: (1.583-1.659). Sivigliano di nascita. Uomo di grande erudizione. Oltre ad essere un grande poeta, era anche un teologo e un giurista. Una nota importante nella sua vita fu la lealtà incondizionata che dimostrò per il suo patrono il conte duca di Olivares. Come poeta Francisco de Rojas era di alto livello. Ha unito la semplicità e la naturalezza con un’eleganza suprema. Pensieri delicati, forma estetica perfetta e linguaggio fluido si possono osservare nella sua poesia. Ha scritto poesie di “Decimas”, “Silvas”, “Sestinas” e “Sonnets”.

Sonnets:

Corri con i piedi bianchi verso lo spazioso
Oceano, rapido fiume tartassato,
così non lasciare che la torrida estate cinga
il tuo dilatato corso glorioso;
e dì al mio ardore che il tuo schiumoso
sin cresce alle molte lacrime che mando,
o disperdi la dubbia rugiada leggera
o mostra Cintia generoso splendore.

Che sentendo la mia ardente smania
di te, con lingua crescente risuonata
in prato verde o in sabbia assetata,
sarà che morbide luci al bollente
umore mostrano (già invano versato)
la mia acerba e dolce e chiara luce serena.

José de Diego: nacque nel 1.867, Porto Rico, e morì nel 1.918. È considerato una delle figure più importanti delle Indie Occidentali del ventesimo secolo. Era un uomo poliedrico, essendo poeta, saggista, giurista e politico.

Ha frequentato la scuola elementare a Mayagüez, Porto Rico. Ha iniziato i suoi studi universitari a Logroño, in Spagna. Nel 1891 si trasferì all’Università dell’Avana, Cuba, dove si laureò in legge.

Alcune delle sue opere: “Rayos de luna”, “Arte poética”, “Pájaro verde”, “Amor niño”, “Sombra”, ecc.

Ombra:

L’ombra lontana di una frenesia,
l’ombra antica che va e viene,
ho pensato a lei, quando l’ho vista,
pallida e triste come ora….
Vicino al letto, fisso su di me
quegli occhi già avvizziti,
era la stessa che era qui…
come poteva essere tornata da lì?
Pallido e triste, come la fede,
tutta la notte pregò e pianse,
tutta la notte passò in piedi…
e con l’alba si dissipò
la povera piccola anima, che adoravo,
della ragazza che mi ingannò!

Autori argentini:

Rafael Obligado: è nato in un vecchio posto porteño, il 27 gennaio 1.851 e morì l’8 marzo 1920.

È uno dei fondatori della Facoltà di Filosofia e Lettere dell’Università di Buenos Aires e suo consigliere e vicepreside in diverse occasioni. Da essa riceve, nel 1909, il dottorato honoris causa. Le sue opere sono caratterizzate dal modo di esprimersi e di vedere il mondo.

Alcune opere: “Pensamientos”, “Basta y sobra”, “Ofrenda”, ecc.

Pensiero:

Per bagnarsi nella goccia di rugiada

Chi ha trovato nei fiori la culla vacillante,

Nelle notti d’estate

Scende il bianco raggio di luna.

Così, nelle ore di calma celeste

e di dolce farneticazione,

C’è nella mia anima una goccia della tua anima

dove il mio pensiero si bagna.

Antonio Esteban Agüero: è nato nel 1917 a Piedra Blanca de Merlo, provincia di San Luis ed è morto nello stesso luogo il 18 giugno 1970. Ha ricoperto importanti cariche pubbliche nella sua provincia. Presidente del Consiglio Provinciale dell’Educazione (1955/56), Direttore della Cultura (1957), Ministro dell’Assistenza Sociale e dell’Educazione (1957), Ministro del Governo (1958/59). La sua vocazione letteraria si manifestò in tenera età, i primi racconti e poesie risalgono ai suoi quindici anni. Poeta e scrittore di prosa, ottenne riconoscimenti per diverse sue opere: “Retrato de un dama” vinse il 1° Premio di Poesia e Medaglia d’Oro, 1947, della Direzione Generale della Cultura di Córdoba, “Las cantatas del árbol” e “Romancero de niños” furono premiati con il 1° Premio Nazionale di Letteratura Regionale, il massimo riconoscimento a cui può aspirare uno scrittore che vive nell’interno del paese. Nel 1958, la Direzione Nazionale di Radiodiffusione gli conferì la medaglia d’oro per la migliore conferenza storica. Le sue poesie erano chiare, senza alcuno scalpore o elitarismo.

Alcune delle sue opere: “Poemas lugareños”, “Romancero Aldeano”, “Pastorales”, ecc.

Baladilla de los pies descalzos:

Morenos, menudos,
de mugre calzados,
que el arroyo quiere
y persigue el barro…..
Buio, luce,
intelligente come gli uccelli;
sfuggono l’occhio,
odiano la scarpa,
liberi sul sentiero
andano a piedi nudi!

Il loro padrone: una ragazza
il loro padrone: un ragazzo
hanno seguito
i misteri del campo,
un rumore segreto,
un ruggito strano,
di notte: i tucos,
sulla collina: gli uccelli,
e sempre perdendo
o annaffiando le tracce,
per notti e giorni
vanno a piedi nudi.

Esteban Echeverría: nacque il 2 settembre 1805 a Buenos Aires e morì nel 1851. A Parigi seguì i corsi più vari, conobbe le tendenze letterarie ideologiche in voga, si formò una solida cultura di carattere enciclopedico e assimilò innumerevoli opere in francese e inglese. Con questo importante bagaglio ritorna alla sua città natale (giugno 1830) completamente trasformato. Introduce nella Plata il romanticismo letterario, suscitando un fecondo rinnovamento, e formula la dottrina del liberalismo politico, impregnata di alte preoccupazioni sociali e pedagogiche.

Alcune delle sue opere: “L’assenza”, “Al cuore”, “La disaffezione”, “Serenata”, “Il profumo”, “La lacrima”, ecc.

Serenata:

Al bene che idolatro cerco
svelato notte e giorno,
e la speranza mi conduce
dietro la sua immagine fuggitiva,
promettendomi ingannevoli
felicità e beatitudine:
Angelo custode che custodisce
il suo sogno felice, dille
i canti amorosi
che la mia chitarra sospira.
Sull’universo calmo
regna la notte cupa,
e le stelle fiammeggianti
nel firmamento brillano:
tutto riposa sulla terra
solo la mia anima veglia su di essa.
Un angelo custode che custodisce
il suo sogno felice, racconta,
le canzoni amorevoli
che la mia chitarra sospira.
Come il cervo innamorato
cerca la cerva amata,
che fugge dalle sue lusinghe
deluso e sfuggente;
così corro avidamente
all’inseguimento del bene della mia vita.

Angel custode
del suo sogno felice, dille,
le canzoni d’amore.
La contentezza che mi hai rubato
con la tua vista affascinante,
e senza volerlo sei diventato
di un innocente assassino:
restituiscile almeno la pace
con il tuo sorriso lusinghiero.
Angelo custode che custodisce
il suo sogno felice, dille
i canti d’amore
che la mia chitarra sospira.

coincidenza “Miranda”:

Cerco qualcosa di più da dire
qualcosa di nuovo su di me
qualche frase che prenda forma in una storia
che si incida nella tua memoria
come tu ti sei inciso,
in me.
La tua presenza vedi,
condiziona le mie azioni
accelerando il mio battito cardiaco e i miei passi
reprimendo gli abbracci
che altre volte ho dato
a te.
Preferirei essere un po’ più,
poco più difficile da sopportare,
doverti vedere così come niente.
Dopo averti detto che ti ho già dimenticato
che fai parte di un passato
al quale non voglio ricorrere,
mai più.
So che non ci credi,
o forse non potevi vederlo
ma ho anche sofferto molto lasciandoti
mi sono sentito infelice
ma so che era meglio,
così.
Non aveva niente a che fare,
con l’aver incontrato qualcuno
perché la tua luce in me
non si rifletteva più
e nei tuoi occhi non trovavo
quello di cui mi ero innamorato,
con te.
Preferisco essere un po’ di più,
un po’ più difficile da sopportare,
doverti vedere così come se niente fosse.
Dopo averti detto che ti ho già dimenticato
che fai parte di un passato
al quale non voglio ricorrere,
mai più.
Eppure
vi vedo e mi fate
voglia di scappare
ora con voi
e stare insieme
ancora una volta.
Prendimi stasera come prima
dimentichiamo ciò che ieri
ci ha separato.
Vedo che quello che mi chiedi
è esattamente la cosa che voglio fare
Può darsi che questo incontro casuale
ci porti a dormire insieme per l’ultima volta
L’orologio si ferma
quando le tue parole mi raggiungono
e poi i miei piedi riprendono
Non mi interessa e mi faccio di nuovo sperare.

L’autore racconta il suo sentimento, che vuole essere un po’ più duro per poter sopportare di vedere lei, la persona che ama, come se fosse niente. Perché le ha detto che l’ha già dimenticata, che la loro storia fa già parte del passato e che non vuole più tornare indietro. Lui le dice che anche lui ha sofferto quando l’ha lasciata, ma che sa che è stato meglio così, che tutto quello che provava per lei all’inizio è finito, le spiega che non c’è un’altra donna, solo che quello che lo attraeva prima, non lo attrae più. Ma anche quando la vede gli viene voglia di scappare con lei e poter fare un’ultima volta quello che gli piaceva, e condividere quelle cose che amava.

Quando lei gli parla il tempo si ferma per lui, e lui sa che l’unica cosa che ottiene con quello, è tornare di nuovo all’illusione.

Versi di arte minore e versi di arte maggiore:

In base al numero di sillabe, i versi castigliani si dividono in:

  • Versi di arte minore; quando hanno da due a otto sillabe.

  • Versos de arte mayor, quando hanno da nove in su.

Versi brevi sono generalmente considerati più adatti per

songs, perché la loro musica è leggera e si presta al movimento. I versi lunghi, invece, si usano per composizioni di carattere più serio e solenne.

Versi di arte minore; in castigliano non esistono versi di una sola sillaba, poiché le parole monosillabiche sono considerate acute e, ai fini del ritmo, nella versificazione si contano come bisillabe.

Versi di arte maggiore; il più importante dei versi di arte maggiore è quello di 11 sillabe. Ma si trovano anche quelli di 10, e molto raramente di 9 sillabe.

Gruppi di versi: raggruppamento di versi uguali e disuguali:

Nelle poesie i versi hanno un certo numero di sillabe metriche; i più comuni sono i versi che contando le loro sillabe metriche danno 8 sillabe (octosillabo) e quelli che hanno 11 sillabe (endecasillabo).

Bisillabico; ha 2 sillabe.

Notte,

triste

Hai visto

già.

Trisillabi; 3 sillabe.

Guardando

al

mondo

profondo

solace.

Tetrasillabi; 4 sillabe.

Il ferito

cuore.

Pentasillabo; 5 sillabe.

Ragazza innocente,

Tu fai solo male.

Esasillabico; 6 sillabe.

Presso la Tablada,

le montagne passate.

La settima sillaba, Eptasillabico, appare talvolta attaccata a versi di undici sillabe in poesie colte:

Se dalla mia bassa lira

tanto potrebbe il suono che in un attimo.

Octosillabo; 8 sillabe.

A caccia va il cavaliere.

Quando parliamo, spesso costruiamo spontaneamente frasi che sono ottonarie, perché il ritmo di questo verso corrisponde a quello della nostra lingua.

Questo spiega perché è uno dei versi più antichi che esistono in spagnolo, e che i romanzi, il teatro dell’Età dell’Oro e gran parte della poesia popolare di tutte le epoche, sono composti in ottonari.

Eneasillabi; 9 sillabe.

Gioventù, tesoro divino,

Va te vas para no volver…

Decasillabi; 10 sillabe.(Usato molto raramente)

Endecasillabi; 11 sillabe.

Ci sono tre tipi di endecasillabi:

L’endecasillabo proprio o comune porta l’accento sulla sesta sillaba:

Pastore che col tuo amore fischia.

Il saffico nella quarta e nell’ottava:

Ho visto dalla polvere sorgere audacemente.

C’è anche l’endecasillabo dattilico – chiamato anche “zampogna galiziana”, il cui ritmo è accentuale e sembra essere formato da dattili. Porta gli accenti sulla quarta e settima sillaba:

Libera il frénte che il cásco rifiuta.

L’endecasillabo saffico e l’endecasillabo proprio sono perfettamente combinati nelle composizioni. Tuttavia, l’introduzione di un endecasillabo dattilico o ‘de gaita gallega’ rompe l’unità ritmica, perché, come è stato detto, la sua base accentuale è completamente estranea a quelli.

Bibliografia:

  • Dizionario Billiken. Editorial Atlántida.

  • www.google.com.ar

  • www.musikeiro.com.ar

  • Dizionario Billiken.

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