L’essenza delle parole

Le parole nascono con un significato che a volte non conosciamo. L’etimologia ci permette di sapere cos’era, come è composta ogni parola e come, da lì, si sono trasformate (in alcuni casi fino a perdere il loro significato originale) secondo i periodi storici e le culture.

Come afferma il professor Fernando Muñoz nel suo libro Spagnolo in sintesi: “Da alcune parole di base, come dal tronco di un albero si dipartono vari termini derivati, che in un modo o nell’altro si rifanno alla parola primitiva. Dal fiore apparve a sbocciare, il fiorista, il floricoltore, a fiorire, il linguaggio fiorito. Inoltre, dall’abitudine umana, vecchia come l’umanità stessa, di paragonare una cosa con un’altra, è nata la metafora (etimologicamente, portare o trasferire il significato di una parola a un’altra perché c’è tra loro una certa somiglianza), che di fatto ha arricchito il significato originale delle parole.”

Educare: dal latino educare, deriva da educere, che si divide in: ex: (fuori da) e ducere (guidare, condurre). Educare sarebbe guidare la persona a tirare fuori il meglio di sé, a sviluppare tutto il suo potenziale.

Allievo: dal latino alumnus, che viene da alére (nutrire). Persona che viene nutrita. All’inizio, alumnus si riferiva fondamentalmente al bambino che per istinto biologico si nutre dal seno della madre. Alla fine venne ad essere intesa come la persona che si nutre di conoscenza.

Studente: Questa parola è formata dal sostantivo latino studium: studio, che deriva dal verbo studeo, studiare. Originariamente, in latino, studiare si riferiva a qualcosa a cui la persona dedicava particolare attenzione, e in greco significava mettere molto impegno in qualche attività. Più tardi, studiare divenne ciò che conosciamo oggi: “Esercitare la comprensione per raggiungere o capire qualcosa” (RAE).

Master: deriva dal latino magister (in accusativo magistrum), colui che sa di più e quindi dirige gli altri. Magis è ‘più’, e ter è un suffisso indoeuropeo che contrappone due opposti, per esempio magister-minister-master-minister.

Minis è ‘meno’ e magis è ‘più’. Perciò il maestro è quello che ha più conoscenza e il ministro quello che ne ha meno, ecco perché il maestro potrebbe essere il capo del ministro. In passato, tuttavia, il maestro di scuola era chiamato “litterator”. Fu nel corso degli anni che il termine fu adottato a pedagogia.

Professore: dal latino professor. Deriva dal verbo profiteor, colui che dichiara o parla davanti alla gente. Finirebbe per significare uno che parla davanti agli studenti.

Insegnante: Dal latino docens, uno che insegna, che deriva dal verbo docere, insegnare. Docere ha la radice indoeuropea dek, che significa pensiero o accettazione.

Gymnasium: dal latino gymnasium, dal greco gymnásion. Luogo per l’esercizio. La parola ha gradualmente perso il suo altro significato: luogo di apprendimento, che non è più inteso come tale se non è legato al nome di una scuola.

Scuola: dal greco scholé: svago, tempo libero. Il latino trasformò questa parola in schola, che usa anche come ludus (gioco), anche allenamento e divertimento. Il tempo libero e lo svago erano intesi dai greci come lo spazio per coltivare, per imparare, piuttosto che impegnarsi in altri lavori che non lo alimentavano.

Università: Dal latino universitas, che nasce dall’aggettivo universus, tutto, universale, e questo deriva da unus (uno). Ai suoi inizi le università si riferivano a istituzioni, associazioni, corporazioni, ma non a un luogo che necessariamente concentrava le persone a studiare. Dal Rinascimento cominciò ad avere il significato di istituzione di educazione superiore.

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