La medicina nel Medioevo: Chirurgia


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In questo weekend diventiamo nostalgici, piuttosto in modo sgradevole e soprattutto doloroso. Iniziamo oggi uno speciale sulla chirurgia nel Medioevo per conoscere lo stato precario della medicina in quel periodo e iniziare così il nostro viaggio temporaneo nel mondo sofferente e poco igienico della chirurgia.

Nel Medioevo i chirurghi specializzati con studi universitari erano piuttosto pochi. Se un chirurgo spiccava sopra gli altri, era comune per lui avere molto lavoro ed essere assunto da famiglie benestanti, e ovviamente i tassi di assunzione non erano bassi.

Era che cadere nelle mani di un chirurgo medio era cadere nelle mani di qualcosa come un fabbro del corpo umano. L’anestesia non esisteva nemmeno, e quando fu inventata era ad uso esclusivo di coloro che potevano permettersela. Nel Medioevo gli strumenti di anestesia del chirurgo erano due: un pezzo di legno da far mordere al paziente durante la procedura e molti, molti litri di vino per rendere il paziente alcolizzato prima dell’operazione.

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Una delle professioni più comuni nel ramo era quella del barbiere chirurgo, che si potevano trovare nei villaggi medievali e che usavano le procedure più crude e dolorose per svolgere i loro compiti. Una volta finita l’operazione, la sala operatoria (di solito un capannone o una semplice stalla) era letteralmente un bagno di sangue.

Le procedure chirurgiche tipiche di allora erano molte di quelle eseguite oggi. L’amputazione di arti, il parto cesareo, le operazioni dentarie o anche la rimozione di calcoli biliari erano le procedure abituali.

Anche se la chirurgia era nel Medioevo una professione comune e molto rispettata, i rischi connessi, le possibili infezioni e la mancanza di igiene che implicava la rendevano un rischio in sé per il paziente. Infatti, in molti casi il consiglio professionale era la morte lenta e dolorosa del paziente a letto, molto più duratura ma infinitamente meno dolorosa della morte rapida ma tortuosa in un delicato intervento chirurgico.

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