Innamorato di mia moglie


Pubblico consigliato: adolescenti e adulti

Daniel, un editore cinquantenne, e sua moglie Isabelle, un’insegnante un po’ prepotente, invitano a cena il loro amico Patrick, che si è appena separato da sua moglie, amica intima di Isabelle.

Patrick arriva accompagnato da Emma, la sua nuova ragazza, una giovane spagnola di trent’anni più giovane di lui, che trasuda fascino e sensualità. Daniel è innamorato di sua moglie, ma è rimasto così colpito da Emma che la sua immaginazione si scatena, e si trova preso tra lo sguardo intuitivo di Isabelle, che lo conosce perfettamente e riesce a leggergli in faccia quello che sta pensando, e le strane fantasie che si impadroniscono di lui senza che lui possa farne a meno.

Il film è un adattamento dell’opera teatrale di Florian Zeller L’envers du décor, che lo stesso Daniel Auteuil ha diretto e interpretato nel 2016. Ma il film ci permette di trasformarlo in una farsa amorosa in cui i tratti del vaudeville si mescolano con uno sguardo più serio sull’animo umano, per evidenziare quanto facilmente possiamo cadere in comportamenti assurdi non fermandoci ad analizzare rigorosamente l’insieme delle nostre vite, invece di piegarci sconsideratamente ai nostri impulsi momentanei. Oltre a farci ridere, il film suggerisce alcune domande interessanti: “Perché a volte risvegliamo in noi stessi un desiderio ardente di qualcosa di diverso da quello che abbiamo? Daniel era felice con sua moglie e tuttavia una sorta di ebbrezza – che va ben oltre un semplice desiderio carnale – offusca il suo senso. Se sappiamo che un desiderio non porta in sé la propria giustificazione, perché a volte lasciamo che un desiderio assurdo o malsano offuschi la nostra immaginazione e persino la nostra vita?

Tra queste due grandi figure del cinema francese, Auteuil e Depardieu, c’è una tale intesa e una tale connessione, è un piacere vedere come si completano a vicenda. Anche Sandrine Kiberlain è magnifica. Ma una menzione speciale deve essere fatta per la giovane attrice spagnola Adriana Ugarte, perfettamente a suo agio con questi tre attori straordinari. Un cast di lusso.

Il film gioca costantemente con il salto da una situazione specifica, una cena tra amici, alle visioni fantasmagoriche di Daniel. Il successo del regista è che ha progressivamente mescolato le scene della cena e i lampi di immaginazione, fino a confondere completamente le due realtà. Così la storia passa senza problemi dalla commedia pura al dramma. Non perché quest’ultimo sia imposto, ma semplicemente perché, sotto la risata gentile, lascia intravedere che cadere nella tentazione di prendere alla leggera le relazioni affettive ha irrimediabilmente le sue conseguenze.

Non è un film memorabile, di quelli che lasciano il segno nella storia del cinema e nella memoria dello spettatore, ma è una commedia leggera ben recitata, molto divertente, che dà anche qualcosa a cui pensare e, soprattutto, che distrae e permette di divertirsi.

Oltre ai miei contributi come critico in Pantalla 90 e CinemaNet, sono responsabile della sezione “Cinema e Valori” della Fondazione López Quintás per la promozione della creatività e dei valori. Sono membro del CEC (Circolo degli scrittori di cinema), vicepresidente di SIGNIS-Spagna e direttore di CinemaNet-Madrid. Sono membro delle giurie dei premi cinematografici Alfa y Omega; ¡Qué bello es vivir! e Personaje, di CinemaNet. Insegno alla Scuola di Pensiero e Creatività della Fondazione ALQ, del cui consiglio di amministrazione faccio parte. Ho pubblicato due libri sul cinema: Educar con el cine (EIUNSA, 2004) e Seguir educando con el cine (Digital Reasons, 2015).

.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *