Enchufados y desenchufados a la torería (Italiano)

Per fare la cronaca di una corrida mostruosa bisognerebbe avere la capacità di sbucciare un’arancia senza dividere la buccia in modo che rimanga l’essenza: El Juli tornò a tappare il trionfo in vena. Giornalisticamente la notizia sta in quella dipendenza di Julián che lo ha reso il ‘ninot indultat’ delle Fallas 2014. Due grandi porte consecutive. Cioè, il fottuto maestro. Ma dalla maratona degli otto tori vennero gli accordi ‘unplugged’ del mantello senza tempo di Morante de la Puebla e il polso da mulattiere di Finito de Córdoba, che aveva sostituito Ponce nella giustizia. Scollegato dal carro ad alta tensione della corrida, ma collegato alla corrida. Il lato B del disco di Juli, l’altro lato. Il detto di tutta la storia: il torero del potere di comandare e quello dell’arte di accompagnare. Solo la Morante ha rotto il mazzo nel deserto di Sonora. E tra il lato A e B c’è in questo momento José María Manzanares, solo collegato a una corrente di 220 che lo fa combattere come un tifoso in agosto a Siviglia. Oh, Siviglia!

El Juli aveva incontrato un toro appena finito, ben mangiato e con un’espressione infantile; né le corde né il sangue sul cavallo per farlo poco a poco sulla stampella. La mano destra di Juli era incaricata di metterlo in riga e di aiutarlo nell’ultimo tratto. E la volontà del toro di Domingo Hernandez è stata quella di dimenticare il punto addomesticato per riscaldarsi all’aria dei voli della muleta che ha finito per prendere sotto. Un superbo cambio di mano e un infinito passaggio di petto hanno fatto da preludio al sinistro, lo zenit del lavoro. Juli è capace di lottare allo stesso modo e nello stesso modo a un toro coraggioso ed esigente come quello di Victoriano del Río che a uno di Domingo Hernández di infinita bonanza. Se la corrida naturale fosse misurata in metri, Juli sarebbe il “top”. Quando ha voluto decorare con un passaggio attraverso la parte posteriore, intervallato il diritto ancora una volta, il toro ricordato i suoi inizi e incrinato come fa questo bestiame, che anche incrinato sono a sinistra: una triade di circolare invertito e un grande pasticcio finale messo la ciliegina sulla torta. L’espadazo che non è stato dato l’altro ieri ha firmato la faena e conquistato le orecchie che già aggiungere una collina nelle sue statistiche del 2014: otto e una coda in tre pomeriggi e sono stati in grado di essere più.

Dalla spina alla corrida, che scaturisce dal andares per entrare e uscire il volto del toro, le veronicas di Morante de la Puebla al sesto fermato gli orologi. Le lance sul lato destro rimangono incompiute nell’arena di Valencia come sculture di bronzo. Impossibile più lento, né più intrecciato con il toro, né più cullato. Un gruppo di lance che ha superato tutto ciò che è stato fatto dal tronco madre della corrida in Fallas: Morante rivaleggiava con Morante. E a cavallo condusse il ‘Marquesito’ anche con lente veroniche. Marquesito’ portava nel suo nome la classe aristocratica.

El Juli, né basso né pigro, osò fare un ‘quite’ al toro di Morante, a la veronica! Mandones capotazos che ha portato ad una mezza veronica colossale per la sua estensione acaderada. Il genio di La Puebla ha risposto con alcune tafalleras che… Guarda se devi avere arte, Carlos Herrera, li hai perso in fretta, per fare un volgare tafallera un orafo zingaro e una forbice della caba. Il toro ha accusato l’usura della faena. Ci sono stati momenti, superbi passaggi con la destra e la zocata, tutti con l’aroma della corrida, ma non una tanda cagliata con le ‘paradinhas’ di ‘Marquesito’ nel mezzo della serie. Il runrún del trofeo dalla coreografia delle paludi, l’eco del mantello e il prologo della muleta affondò con la spada.

E prima che Finito ricamasse i migliori muletazos del pomeriggio con il miglior toro del pomeriggio. Un altro sapore nella sua cadenza. Il cambio di mano e quello di disprezzo, il diritto quando si dimentica la linea e imballare l’ultimo tratto che, sì, finisce sempre sotto. Un tondo bestiale, naturale di categoria e di posa, la fine eleganza. E gli ornamenti a soffiare di polso e basso. Diverso, molto diverso Finito ringiovanito. E sopra con la spada: un altro orecchio al cesto delle sue illusioni.

José María Manzanares ne ha segnato un altro con il toro più coraggioso in una veloce faena di forza d’acciaio. Della corrida di Garcigrande pricked prima, seconda e settima. Quasi l’ultimo bastote, quando il pomeriggio ha pesato. E di più a Manzanares.

    • Area dei tori di Valencia. Mercoledì 19 marzo. L’ultimo della fiera. Pieno di “nessun biglietto”. Tori di Garcigrande e Domingo Hernandez, di disuguale fattura, finiture e serietà; gigantesco il mansísimo 1º; fermo l’anovillado 2º; molto buono e a più l’aniñado 3º; notevole dalla destra il più serio e coraggioso 4º; straordinario dalle due mani il lungo 5º; nobile e con classe ma a meno l’entipado 6; senza potere il gentile 7º; il basso e bastotevole 8º mosso senza classe.
    • Finito de Cordoba, rosso e oro. Tre forature e mezza caduta. Due avvertimenti (silenzio). In quinta, affondo (orecchio).
    • Morante de la Puebla, arancione e oro. Quattro forature (silenzio). Nel sesto, tre forature e spinta. Avviso (saluti).
    • El Juli, Rioja e oro. Grande affondo (due orecchie). Nel settimo, estocada (saluti). Se n’è andato sulle spalle.
    • José María Manzanares, di Rioja e oro. Estocada. Avviso (orecchio e richiesta). Nell’ottavo, jab, mezzo affondo e due descabellos (ovazione d’addio).

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