El Confidencial (Italiano)

Il 17 giugno 1994, negli Stati Uniti iniziò il Mondiale che avrebbe fissato per sempre, nella memoria di tutti gli spagnoli, il sanguinamento del naso di Luis Enrique dopo aver ricevuto una gomitata dal difensore italiano Mauro Tassotti. Prima di arrivare a quel tragico momento che, irrimediabilmente, torna alla nostra memoria ogni volta che la Spagna affronta l’Italia, la squadra di Clemente ha affrontato la Corea del Sud nel giorno di apertura della Coppa del Mondo. Alla fine della partita, noi spagnoli cercavamo di spiegarci come noi, che a quel punto avevamo già il miglior campionato del mondo, fossimo in grado di pareggiare solo contro una tale “superpotenza”.

Nel frattempo, gli americani, a cui poco importava che il campionato si tenesse nel loro paese, stavano per assistere all’inizio di uno degli eventi più mediatici degli ultimi due decenni. Un evento televisivo, sociale e giudiziario il cui punto di partenza si trovava nei giorni precedenti, ma che ha vissuto uno dei suoi tanti punti più alti quando O. J. Simpson ha iniziato una fuga disperata sulla Interstate 405.

Non importava che si giocassero le finali NBA, le televisioni di tutto il paese fissavano la loro attenzione su una Ford Bronco bianca in fuga

Non importava che si giocasse la quinta partita delle finali NBA, le televisioni di tutto il paese fissavano la loro attenzione su una Ford Bronco bianca in fuga. 95 milioni di americani hanno assistito in televisione al disperato tentativo di fuga di un uomo così famoso che la polizia gli aveva chiesto di consegnarsi volontariamente. Una storia in cui le reti nazionali hanno investito migliaia di ore di trasmissione, e che ha insistito per tornare, doppiamente, all’attualità del piccolo schermo: il caso O.J.Simpson.

Trailer di ‘OJ: Made in America’

Inaspettatamente attuale

L’ultima produzione sul processo alla star dello sport degli anni ’90, quando fu accusato di aver ucciso l’ex moglie e la sua amica, è ‘O.J.: Made In America’. Una serie di documentari di ESPN 30 per 30 che stasera (22:00h.) arriva a Movistar +. Scritto e diretto da Ezra Edelman, un esperto in produzioni di documentari sportivi, ‘O.J.: Made In America’ consiste in cinque episodi per un totale di 8 ore. In essi, lo spettatore scopre una delle personalità più famose degli anni ’90, dal momento in cui arriva alla University of Southern California fino al suo arresto nel 2007.

“Crescendo nel ghetto, la mia ambizione ultima non era il denaro. Era la fama. Volevo essere conosciuto, volevo che la gente dicesse: ‘Ecco O.J.'”

“Crescendo nel ghetto la mia ambizione finale non era il denaro. Era la fama. Volevo essere conosciuto, volevo che la gente dicesse ‘Ecco O.J.'”. Così inizia una narrazione che è accompagnata da un crudo ritratto della situazione sociale degli afroamericani alla fine degli anni 60, quando Simpson salì alla fama. Due questioni, a prima vista, opposte, ma finirono per essere fondamentali nella deriva che avrebbe preso il caso, e negli anni novanta.

Continuando sulla scia creata quest’anno da ‘Making a Murderer’, la miniserie documentaria non utilizza la figura del narratore per portare allo spettatore la storia che si vuole raccontare, e avanza attraverso filmati d’archivio di ogni epoca, così come le testimonianze di tutti coloro che hanno condiviso i suoi giorni o conosciuto la sfortunata stella dello sport. Il risultato è una creazione di grande valore artistico e giornalistico che ha ricevuto applausi unanimi e fragorosi dalla critica americana.

“American Crime Story”

Fictionalized by Ryan Murphy

Tre mesi prima, la mente irrequieta di Ryan Murphy e Fx, uno dei canali via cavo americani che migliori serie premieres ultimamente, ha trasformato il processo dell’idolo di massa in una fiction televisiva attraverso ‘American Crime Story’, una nuova saga in cui il creatore affronterà alcune delle questioni più controverse della storia americana. Grazie a entrambe le prime è innegabile che, in termini di televisione, il 2016 sarà segnato dalla coincidenza di due produzioni incentrate su una figura così controversa come O. J. Simpson. Un uomo che è in prigione dal 2008 e, l’anno prossimo, soddisfa il suo soggiorno minimo in prigione, quindi potrebbe chiedere una revisione della sua richiesta di libertà vigilata.

L’attesa del caso è cresciuta fino a limiti senza precedenti. Una moda che i sociologi hanno descritto come inquietante

La presenza dell’atleta e attore nato a San Francisco nel 1947 non è affatto nuova al piccolo schermo. L’aspettativa con cui fu vissuta la sua fuga, e la rilevanza mediatica che da quel momento crebbe fino a limiti senza precedenti, fece sì che il caso O. J. Simpson diventasse il centro dell’attenzione della routine americana. Rara fu la settimana in cui una novità trasformò il caso in un argomento di conversazione nei media, un interesse eccessivo che sicuramente ebbe molto a che fare con il fatto che ad Halloween 1994, le maschere, le parrucche e le maglie che caratterizzavano lo sportivo diventarono i costumi più venduti. Una moda che i sociologi hanno definito inquietante.

Intorno al sommario aperto contro Simpson si sviluppò un circo mediatico in cui non mancarono libri puntuali sulla figura del defunto, per mano della sua amica Faye Resnick, o infinite ore di televisione cariche di analisi cervellotiche e interviste struggenti. Per completare lo spettacolo, il giudice Lance Ito ha permesso alle telecamere nell’aula dove si sarebbe tenuto il processo, rendendolo la prima causa contro un personaggio pubblico ad essere trasmessa in diretta televisiva. Una trasmissione piena di momenti indimenticabili, compresa la lettura del verdetto sul set di una star dei media, Oprah Winfrey. Una donna che lo stesso O. J. Simpson arrivò ad accusare di avere la colpa di essere in prigione.

O.J. come riferimento

Per gli americani, la corsa della Ford Bronco bianca sulla Interstate 405 divenne uno di quegli eventi che tutti ricordano dove si trovavano quando accadde. La fama di Simpson, e la sua improvvisa caduta dalla grazia, lo hanno reso ancora più popolare di quando giocava solo a football. Qualcosa che non ci volle molto per renderlo la risorsa inevitabile quando la fiction televisiva voleva che lo spettatore si sentisse familiare con i riferimenti dei loro personaggi.

Il 26 settembre 1994, tre mesi dopo l’inizio del caso, la CBS mandò in onda un episodio di Murphy Brown incentrato su un uomo che aveva realizzato una fuga come quella di O. J. Simpson. E la NBC ha presentato in anteprima l’episodio ‘Seinfeld’ ‘The Big Salad’ in cui Kramer viaggia in una Ford Bronco bianca con un ex giocatore di basket sospettato di omicidio. Ma questa non sarebbe stata l’unica volta che la serie creata da Jerry Seinfeld e Larry David si sarebbe ispirata al caso O. J. Simpson, e nelle due stagioni successive è possibile trovare riferimenti negli episodi intitolati ‘The Maestro’ e ‘The Caddy’.

Nel giugno 1995, sei mesi dopo l’inizio del processo, Laurie Metcalf uscì dal televisore di Roseanne caratterizzata come Marcia Clark, per ringraziarla del sostegno che gli aveva dato in questi mesi. L’attrice, che di solito interpretava la sorella del protagonista, sembrava molto simile al noto procuratore, con i suoi caratteristici capelli ricci e il gesto nervoso. Alcuni elementi che hanno anche distinto nel 2015 il personaggio di Tina Fey in Unbreakable Kimmy Schmidt, opportunamente chiamato Marcia e che era sempre accompagnato dal suo collega afroamericano Chris.

Simpson in ‘I Simpson’

Anche la fiction animata non ha voluto perdere l’occasione di utilizzare la rilevanza del caso Simpson per decorare le loro storie. Il primo di questi fu, naturalmente, la lunga creazione di Matt Groenning, I Simpson, che già nel novembre 1994 fece una parodia del circo mediatico che circondava l’indagine. Più tardi, nel XXI secolo, O.J. Simpson è apparso in un paio di episodi dell’acido ‘South Park’, e in ‘Family Guy’, una produzione in cui è diventato amico di Peter ma ha subito il rifiuto di Quahog. L’episodio, intitolato ‘The Juice is Loose’, parodiava il nome del documentario del 1974 sull’atleta (e il suo soprannome), e in Spagna fu tradotto come ‘O.J. anda suelto’ e in America Latina ‘Mi Amigo Simpson’.

Anche la musica e il cinema furono ispirati dalla caduta in disgrazia dell’atleta, ma senza dubbio quelli che più ne beneficiarono, al di là delle notizie, furono gli sceneggiatori della notte e dei varietà. Jay Leno ha lanciato alla fama i Dancing Itos, che a volte erano accompagnati da Marcia Clark, Conan O’Brien ha preso in giro Johnnie Cochran, l’avvocato di O.J., e Saturday Night Live ha trasformato Tim Meadows in un riferimento ineludibile quando si parla dell’atleta. L’attore afroamericano ha lasciato lo show, ma Simpson non è scomparso dai copioni e nel 2013 è stato interpretato dal comico Kenan Thompson.

La scena ha parodiato la ricerca di una giuria che hanno condotto nel 2008 per il processo per cui l’atleta è andato in prigione. L’avvocato di Simpson sta cercando persone che non abbiano preconcetti su O.J., e tra le potenziali scelte ci sono un uomo che ha passato 22 anni in coma, un altro che soffre di amnesia e persino un alieno. Quando l’avvocato interroga un uomo che è stato per decenni in un rifugio nucleare, gli racconta il suo passato di calciatore e aggiunge: “E ha ucciso quella donna, vero?” “Pensavo fosse stato in un rifugio nucleare”, commenta allora indignato il difensore di Simpson. E il potenziale giurato chiarisce: “Sì, ma lui è O.J.”. E nessuno può sfuggire alla sua leggenda.

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